Ingiallimento del prato per via di una scorretta concimazione
Mag 23 2018

Come posso risolvere il problema del prato secco?

Anche i più appassionati ed esperti di giardinaggio a volte sono costretti a fronteggiare problemi di diversa natura che colpiscono il loro amato angolo di verde. In particolare chi possiede un prato dovrà probabilmente prima o poi far fronte ad un grave problema estetico: l’ingiallimento dell’erba. Che sia a porzioni o uniforme, l’erba secca o ingiallita può essere causata da diversi fattori, e ognuno di questi porta ad una soluzione mirata e differente. Per questo è importante prima capire le ragioni di tale fenomeno, osservando attentamente la situazione, per poi ponderare la soluzione più adatta al problema e tornare ad avere un prato sano e verde.
 

Indice:


 

Prato secco ed ingiallito, a cosa è dovuto?

 

Le cause dell’ingiallimento del prato variano da stagione a stagione, così come cambiano in base al tipo di cura e al clima a cui il prato è sottoposto.

 

In generale, la causa di un prato ingiallito può essere una concimazione sbagliata o assente: in particolare, in inverno, il prato può ingiallirsi a causa di un errore nella fertilizzazione autunnale. Nella stagione fredda è infatti fondamentale che il manto erboso venga rifornito degli adeguati nutrienti: non possono assolutamente mancare il potassio e l’azoto (quest’ultimo dev’essere donato al suolo gradualmente).

 

Sempre in inverno è probabile che gli agenti meteorologici e in particolare quelli termici influiscano (perlopiù negativamente) sulla salute dell’erba. Le temperature invernali, infatti, rischiano di far ghiacciare il tappeto erboso (impedendone, assieme alla presenza della neve, la corretta fotosintesi), le piante possono venire disidratate dal vento gelido, il ghiaccio può strappare il tessuto vegetale danneggiando fortemente il prato, così come i rapidi cambi di temperatura invernali creano il rischio che si interrompa la naturale dormienza del prato. Infine, è bene evitare l’utilizzo di sale per far sciogliere il ghiaccio, in quanto estremamente dannoso per il manto erboso sottostante.
Un’altra causa del tutto naturale dell’ingiallimento del prato è la varietà del prato stesso: se si tratta di Gramigna o Macroterme, nel caso di raggiungimento di temperature molto basse e vicine allo zero, queste due varietà entrano in riposo e interrompono la fotosintesi. Questo non deve farci preoccupare: al termine dell’inverno le piantine torneranno in salute da sole, senza aver bisogno di concimi né di trattamenti particolari.

 

Naturalmente, tra le ragioni dell’ingiallimento del prato troviamo anche eventuali malattie (in particolare, ce ne sono alcune favorite dalla presenza della neve sul prato o nelle vicinanze dello stesso) o parassitosi, che andranno affrontate in maniera più mirata e precisa in base alla situazione che ci troviamo davanti.

 

Da non sottovalutare è anche l’eccesso di acqua a cui viene sottoposto il prato nelle stagioni più umide e piovose: in tal caso, si può notare l’acqua di troppo tramite la presenza di frequenti pozzanghere e ristagni sulla superficie del manto erboso. Questa condizione può essere causata da un terreno particolarmente argilloso, e quindi non in grado di assorbire tutta l’acqua di cui viene regolarmente rifornito. Una situazione di perenne (ed eccessiva) idratazione dell’erba del prato può causare diversi malesseri del manto erboso, primo fra tutti la proliferazione di funghi e muffe, oppure il marciume della base delle piantine che lo compongono.

 

Nel caso in cui il prato stesse ingiallendo uniformemente, ma avvicinandosi all’erba si notassero alcuni fili ingialliti mentre molti degli altri fossero ancora verdi, la causa – molto comune nei nostri prati – sarebbe semplicemente la composizione del prato. Esso sarà probabilmente composto da diverse varietà di erba, alcune delle quali in inverno entrano in stato vegetativo (in quanto si sviluppano in estate), mentre altre avranno più difficoltà a sostenere il caldo piuttosto che la stagione invernale e saranno più verdi durante quest’ultima. Se invece si verificasse un ingiallimento totale e uniforme del prato, il problema andrebbe affrontato in modo diverso, essendo causato dalla carenza di nutrienti e dalla difficoltà che trova l’erba nell’affrontare le temperature rigide invernali.

 

Un’ulteriore causa dell’ingiallimento del prato va sempre cercata nella distribuzione del colore giallo lungo il manto: se notate che solo la parte alta delle foglie è giallastro-marroncina la causa sono molto probabilmente le lame del taglia-erba non affilate adeguatamente.

 

La frequenza con cui il prato viene irrigato, così come l’abbondanza di acqua che gli viene fornita, è un altro fattore da prendere in considerazione: molte volte è utile mettere in discussione i propri metodi di cura del prato, in quanto, spesso, la causa di un malessere dello stesso è un errore che commettiamo noi stessi, piuttosto che una causa esterna. Se, per esempio, il prato venisse irrigato con piccole porzioni di acqua piuttosto frequentemente, si inumidirebbe solo lo strato superiore del terreno e le radici delle piante si svilupperebbero solo in questa zona del suolo. Di conseguenza, l’intera pianta e in particolare il suo apparato radicale risentirebbe fortemente delle condizioni esterne, che determinerebbero le sorti di crescita delle piantine. Se invece il prato venisse annaffiato di sera, l’acqua resterebbe stagnante su esso più a lungo, e questo favorirebbe la comparsa di funghi e muffe.

 

 



 

Problemi al prato durante la bella stagione

Come accennato precedentemente, una delle cause dell’ingiallimento del prato in estate è del tutto naturale e riguarda il tipo di piantine che lo compongono: alcune specie di erba ingialliscono in estate poiché più adatte a climi invernali, mentre quelle che proliferano in periodo estivo ingialliscono nella stagione fredda.

 
I tipi di stress a cui è sottoposta l’erba nel periodo caldo, e in particolare in quello di agosto, sono diversi da quelli invernali, ma ugualmente dannosi. Primo su tutti, il caldo è senza dubbio una grande minaccia per il benessere del prato, in particolare quest’ultimo può essere vittima di colpi di caldo e venire danneggiato dalla forte aridità che colpisce molte delle regioni italiane in estate.

 
In particolare, si verifica un fenomeno detto “stress da aridità”, che avviene quando la quantità di acqua traspirata a causa del caldo e quindi persa dal prato non viene eguagliata dalla quantità di acqua assorbita. Le cause possono essere molteplici, dall’impianto irrigatorio non adeguato e probabilmente di piccole dimensioni, alla gestione sbagliata dell’impianto stesso, fino alla scelta errata delle piante componenti il prato, che si rivelano non adatte al clima dove sono state immesse.

 
I fattori che influenzano le probabilità che si verifichi questo tipo di stress concernono le temperature, la quantità di acqua distribuita e la composizione del terreno. Tenendo sotto controllo questi aspetti del vostro prato sarete quindi in grado di prevenire uno stress da aridità che si rivelerebbe eccessivamente dannoso.

 
In un altro caso, sempre durante l’estate o la primavera, il prato può presentare macchie secche lungo il suo manto, nonostante venga effettuata un’irrigazione uniforme e adeguata. La causa della comparsa di queste macchie è da imputare al terreno: laddove sia presente una composizione del terreno che fa sì che esso assorba meno acqua, e che quindi sia maggiormente impermeabilizzato, si formeranno le macchie gialle. La responsabilità di tale problema può essere attribuita a diverse cause: in primis, la presenza di funghi o sostanze non decomposte che rivestono il terreno può impedire il passaggio di una quantità di acqua sufficiente perché esso sia adeguatamente idratato, altrimenti è necessario analizzare la composizione del terreno, e verificare se in alcune zone esso sia più argilloso di altre o se sia presente una pendenza che impedisce all’acqua di essere assorbita prima di scorrere via. In particolare, spesso questi problemi di ritenzione idrica si verificano ove è presente una zona sabbiosa circondata da una più argillosa.

 
Non è infine un parametro da sottovalutare il numero di ore di sole che riceve il prato ogni giorno, che dev’essere preso in considerazione quando si tratta di fornire all’erba un’irrigazione adeguata.

 

Rimozione del feltro dal prato del giardino

 

Ingiallimento del prato dopo averlo curato

A volte, nonostante ci mettiamo grande passione nella cura del nostro angolo erboso, i problemi sembrano verificarsi immediatamente dopo interventi da parte nostra.
Un classico esempio è il prato che si rivela secco o ingiallito in seguito al taglio col taglia-erba. Le cause possono essere molteplici, e la maggior parte delle volte non sono legate al taglio in sé. Se dopo il consueto taglio dell’erba notiamo un ingiallimento dei fili d’erba sulla punta (magari unito al classico sfilacciamento), il problema sono probabilmente le lame del taglia-erba poco affilate. Qualsiasi pianta, infatti, se non viene tagliata adeguatamente ne risente in maniera decisamente incisiva, soprattutto nella zona del taglio.

 
Un problema più grave può verificarsi invece se tagliamo l’erba irregolarmente nel tempo. Se, per esempio, tagliamo l’erba ogni settimana e dello stesso numero di centimetri, poi ci assentiamo per tre settimane e al nostro ritorno effettuiamo un taglio ben più consistente in centimetri, questo potrebbe non solo danneggiare e far seccare l’erba, ma addirittura ucciderla. Quanto l’erba risentirà di questo taglio improvviso dipende sia dalla specie della pianta che dal periodo in cui viene tagliata. Alcune specie di erba sopportano meglio tagli molto corti rispetto ad altre, inoltre se parliamo di piante che in un determinato periodo dell’anno sono già deboli, questo non può far altro che peggiorare la situazione.

 
Un’altra causa dell’ingiallimento dell’erba appena tagliata può essere un eccesso di feltro. Il feltro è il deposito di foglie morte e disseccate unite ai residui del giardino che si forma alla base delle piante e che col passare del tempo si infittisce sempre di più, fino a formare uno strato compatto dalla colorazione giallastra. Almeno una volta all’anno il feltro andrebbe rimosso, per permettere all’erba di respirare e per evitare che esso possa ostacolare l’efficacia di eventuali concimi e fertilizzanti, oltre che della risemina.

 
Nel caso in cui, invece, concimiamo il prato eccessivamente o in maniera errata, specialmente se si tratta di specie di erba sensibili all’eccesso di nutrienti, rischiamo di “bruciare” il prato, ovvero di ucciderlo in alcune zone. Questo accade per diversi motivi: prima di tutto, si rischia di uccidere il prato utilizzando concimi non idonei al tipo di erba di cui è composto. Altrimenti, è probabile che il prato venga bruciato se viene applicata una dose eccessiva di concime, il che può essere prevenuto facilmente seguendo le indicazioni specifiche per ogni fertilizzante. Un’altra causa può essere invece un utilizzo sbagliato del carrellino spandiconcime, oppure semplicemente l’uso di un carrellino scadente e impreciso. Infine, è sempre necessario irrigare il prato in seguito alla concimazione. Il fertilizzante, infatti, è un sale, e se non viene fornita un’adeguata irrigazione dopo averlo steso l’erba morirà per disidratazione.


 

Come risolvere il problema del prato ingiallito e secco?

Ora che abbiamo elencato ed esaminato tutte le possibili cause dell’ingiallimento dell’erba del nostro prato, possiamo passare alla lista delle soluzioni mirate per ogni caso.

 
In tutte le situazioni, la prevenzione è sempre la miglior cura. Se ci troviamo di fronte ad un prato sofferente a causa di uno stress da aridità o che potenzialmente potrebbe soffrirne, possiamo prevenire il verificarsi del problema in diversi modi. Prima di tutto, l’irrigazione dev’essere regolata in base al tipo di terreno e di erba, oltre che di clima.

 

Generalmente, più il terreno è sabbioso, maggiore è la quantità di acqua necessaria per idratarlo adeguatamente. Indicativamente, se ci troviamo di fronte ad un prato dove dominano la Poa Pratensis e la Festuca Arundinacea, dovrebbero essere adeguati circa 3 litri per metro quadrato quotidiani. Se invece si tratta di un prato inglese a foglie fini sono necessari almeno 4 litri per metro quadrato al giorno. Un manto erboso predominato da Macroterme richiede invece circa 3/3,5 litri per metro quadro ogni giorno. Infine, se è il caso di un prato all’ombra o con abbondanza di Festuca Rubra, 2 litri per metro quadrato quotidiani dovrebbero bastare.

 

In ogni caso, l’irrigazione dev’essere effettuata in modo da ottenere circa 10/15 cm di terreno bagnato. È preferibile inoltre annaffiare intensamente e meno frequentemente piuttosto che il contrario, in quanto si favorirà lo sviluppo di un apparato radicale più vigoroso e in grado di resistere alle condizioni avverse che potrebbero verificarsi (per esempio il caldo eccessivo).

 

Il momento ideale per irrigare è all’alba, in modo che l’evaporazione dell’acqua non sia troppo abbondante nell’immediato, ma che al contempo sia garantita in una tempistica ragionevole. Oltre all’irrigazione, in una situazione in cui il prato è soggetto a stress da aridità è importante anche la cura del taglio: essendo un prato molto basso più esposto al caldo e ai danni che una temperatura troppo elevata può causare, è buona norma aumentare di qualche millimetro (non bisogna esagerare o si rischia l’insorgenza di altri problemi) l’altezza del taglio del prato nelle stagioni più calde. La frequenza del taglio, così come la sua lunghezza, è sempre da decidere conseguentemente alla crescita dell’erba. Se le alte temperature ne rallentano la crescita, è necessario quindi diminuire proporzionalmente il numero di tagli effettuati.

 
Se invece ci troviamo di fronte a macchie secche (sempre in periodo estivo), una volta individuate le cause della loro formazione saremo pronti ad agire di conseguenza. Se la ragione risiede in un eccesso di feltro o in un’infezione fungina che impedisce all’acqua di raggiungere il terreno nelle quantità adeguate, è consigliabile applicare degli agenti umettanti professionali. Questi, agendo sul terreno, ne elimineranno la repulsività. Dopo la loro applicazione è necessario effettuare un’abbondante irrigazione. Se invece la ragione risiede nella ritenzione idrica del suolo, troppo scarsa e che non permette alle piante di assorbire quantità di acqua sufficienti, bisogna usare dei retentori d’acqua, ovvero dei prodotti che trattengono l’acqua e la rendono disponibile gradualmente alle piantine.

 
Se invece è un eccesso di feltro il problema, è sufficiente arieggiare periodicamente (almeno una volta l’anno) il prato. Per farlo, si possono utilizzare degli arieggiatori, ovvero degli strumenti che permettono di “pettinare” il prato, rimuovendo i residui di foglie e i detriti presenti.
Nel caso in cui il prato fosse completamente ingiallito a causa della carenza di nutrienti nel terreno, sarà necessaria una concimazione che integri le sostanze mancanti. In particolare, è utile distribuire dei fertilizzanti a base di azoto, potassio e (soprattutto) ferro. Oltre a questo, è buona norma concimare in autunno con un fertilizzante granulare a cessione lenta, così da donare maggiore forza e vigore al manto erboso prima di fargli affrontare l’inverno. Effettuando una buona concimazione è infatti semplice prevenire l’ingiallimento del prato, per questo l’erba andrebbe fertilizzata regolarmente (indicativamente in autunno e primavera).
Bisogna utilizzare fertilizzanti che contengono le giuste quantità di azoto, potassio e ferro, nutrienti fondamentali per una crescita corretta della pianta. L’azoto, infatti, è fondamentale per lo svolgimento corretto della fotosintesi clorofilliana, in quanto è uno degli elementi alla base della clorofilla: per questo se viene fornita una quantità adeguata di azoto i fili d’erba assumono una colorazione verde intensa.

 

Il potassio, invece, rinforza le cellule della pianta, rendendola abbastanza forte da poter far fronte ai cambiamenti repentini di temperatura senza soffrirne eccessivamente. Infine, il ferro è un elemento fondamentale per la fotosintesi e per le molecole di clorofilla. Se è presente la carenza di anche uno solo di questi elementi nell’erba del nostro prato, essendo tutti fondamentali e coinvolti nella crescita e nella fotosintesi della pianta, si riscontreranno senza dubbio problemi più o meno gravi conseguenti a tale carenza.

 

Essendo il ferro e l’azoto direttamente coinvolti nel processo fotosintetico, e trovandosi alla base della formazione della clorofilla, è in particolare una loro carenza a determinare l’ingiallimento del prato. Per un corretto svolgimento della fotosintesi, è necessario anche che il prato sia raggiunto ogni giorno da un’adeguata quantità di luce solare, che permetterà l’avvenimento delle reazioni fotosintetiche. Per questo bisogna tenere sotto controllo il numero di detriti e di feltro presenti sul prato.

 
Se invece ci troviamo in inverno, essendo spesso presente brina o ghiaccio sul manto erboso, è buona norma evitare di calpestarlo, in modo da non rischiare di danneggiare ulteriormente gli steli. In seguito ad un’intensa gelata, quando il freddo è ormai scomparso, è inoltre buona norma eseguire una rullatura del prato, specialmente se a causa del gelo alcune zone di questo si sono sollevate.

 

Nel caso in cui il prato fosse ricoperto di neve, essa non dev’essere rimossa, in quanto protegge l’erba dai venti secchi. Tenete conto del fatto che se il prato viene arieggiato in autunno, in inverno sarà più probabile la formazione di ghiaccio per l’acqua ristagnante in seguito alle irrigazioni. Un fondo drenante può contribuire a diminuire la probabilità della formazione di ghiaccio, in quanto l’acqua non stagnerà a livello delle piante, ma piuttosto penetrando in profondità contribuirà a rinforzare il manto erboso.

 

Per far fronte alla brina che spesso si forma in inverno è sufficiente eliminarla tramite spazzolatura. Infine, è sconsigliato l’utilizzo di concimi durante il periodo invernale, ma piuttosto andranno distribuiti fertilizzanti d’emergenza in primavera, che integreranno le sostanze di cui le piante sono carenti. Sarebbe tuttavia più sicuro concimare in autunno, in modo da agire in via preventiva.
Nel caso in cui un eccesso di concime bruciasse il prato, è opportuno rimuovere il concime in eccesso aiutandosi con dell’acqua, poi irrigare per qualche giorno (facendo attenzione a non peggiorare la situazione provocando la comparsa di malattie).

 
Infine, nel caso in cui il prato fosse ormai disseccato e del tutto ingiallito, è necessario provvedere alla risemina. Questa può essere effettuata in primavera, per ovviare ai danni creati dall’inverno, o in autunno, per provvedere a quelli estivi. Con la risemina si avrà la possibilità di risanare le zone dove il manto erboso è eccessivamente disseccato. Con un rastrello o un attrezzo adeguato, si procede prima all’eliminazione delle parti secche del prato precedente, poi alla rottura dello strato superiore del terreno. In seguito, si distribuiscono i semi e, infine, dopo aver coperto i semi con terra o sabbia, bisogna rullare e irrigare.

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